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Corrispondenza: Luigi Einaudi a Giulio Andreotti (14-03-1958)

Einaudi scrive a Andreotti, Ministro delle Finanze, per ricordargli gli insegnamenti di Adam Smith riguardo alle imposte: esse devono essere esatte con il minimo costo di denaro e di tempo per il contribuente e quando non c'è chiarezza "mezzani e azzeccagarbugli si intrufolano a riscuotere taglie private". Sembra invece che l'Amministrazione insista nel "farsi mandare con tanti accidenti all'inferno" senza alcun vantaggio per il fisco.
destinatario Andreotti Giulio
mittente Einaudi Luigi
nome citato Smith Adam


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Lettera

Einaudi rileva che la relazione generale sulla situazione economica del Paese è stata notevolmente perfezionata. Egli ritiene che sia stata una buona idea quella di chiudere nella prima parte le informazioni essenziali, di guisa che il resto possa essere considerato un'appendice. Dopo la lode la critica: la prima è la superbia statistica e l'utilizzo di un linguaggio specialistico e poco comprensibile. Un'altra critica riguarda il modo in cui sono valutati i redditi da fabbricati, cioè sulla base dei fitti bloccati percepiti dagli proprietari, cosa chiaramente falsa. Inoltre osserva che cambiare il formato della pubblicazione potrebbe rendere il documento più leggibile. In conclusione, Einaudi consiglia quindi: che la relazione sia stampata in un formato più maneggevole, che essa sia divisa in due tomi e che il primo tomo sia sottoposto ad una accurata revisione per renderlo intelligibile ai lettori senza ricorrere a spiegazioni esterne. La lettera è inviata in copia, per conoscenza, a Giuseppe Medici (ministro del Tesoro), a Giulio Andreotti (ministro delle Finanze), e a Donato Menichella (Governatore della Banca d'Italia).
destinatario Zoli
mittente Einaudi Luigi
nome citato Medici Giuseppe
nome citato Menichella Donato
nome citato Andreotti Giulio