Documenti relativi a Giolitti Giovanni

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Informazioni su Nitti e Giolitti

Pantaleoni informa Salandra sugli appuntamenti di Caillaux ed invia notizie su Giolitti, che si è risentito con Nitti per averlo fatto apparire in pubblico discorso come favorevole alla guerra quando egli è per la pace. Inoltre Pantaleoni informa Salandra che i massoni di rito scozzese, ufficialmente favorevoli alla guerra, in realtà lavorano per la pace.
destinatario Salandra Antonio
mittente Pantaleoni Maffeo
nome citato Caillaux Joseph
nome citato Giolitti Giovanni
nome citato Nitti Francesco Saverio


Speculazioni e sopraprofitti di guerra

Pantaleoni si apre con Salandra ad alcune considerazioni e giudizi su personaggi ed eventi politici italiani. Paragona Caillaux in Francia a Giolitti in Italia: entrambi, a suo avviso, avrebbero "fabbricato" la Camera attuale. Caillaux è il capo del partito socialista, ma, appartenendo a famiglia cattolica clericale e legittimista, ha ancora influenza tra i cattolici. A Napoli ha legato con Scarfoglio, a Roma con Modigliani. "La Casa socialista, avanti a lui, si è rifornita a mezzo delle assicurazioni fatte con Agnelli e Della Torre sul ribasso delle azioni della Fiat. La campagna contro i sopraprofitti di guerra ha servito all'uopo. Io temo che anche Sonnino non abbia una veduta giusta in argomento e vada rosso in argomento di sopraprofitti. (...) Spiegarle la speculazione è troppo lungo. L'equivalente di Caillaux in Italia è il senatore Della Torre. Mediante il fiscalismo demagogico nella cui rete cade Sonnino, si fa la politica neutralista, perché si sabotano le industrie belliche". Allegati: 1 c. dattiloscritta, datata Napoli, 21 dicembre 1916; lettera dell'avv. Ettore Sacco contro gli articoli pubblicati sul Mattino che affossano il morale già basso del Sud per Calandra (c. 139 bis).
destinatario Salandra Antonio
mittente Pantaleoni Maffeo
nome citato Scarfoglio Edoardo
nome citato Sonnino Sidney
nome citato Agnelli Giovanni
nome citato Caillaux Joseph
nome citato Della Torre Luigi
nome citato Giolitti Giovanni
nome citato Modigliani Giuseppe Emanuele


Sull'atteggiamento che l'Italia assumerà nel primo conflitto

Salandra sostiene ufficialmente la neutralità dell'Italia, ma avverte la necessità di sentire Giolitti e Sonnino prima di prendere decisioni su quale atteggiamento l'Italia debba assumere rispetto al conflitto mondiale.
destinatario Sonnino Sidney
mittente Salandra Antonio
nome citato Giolitti Giovanni


Sul miglioramento della circolazione monetaria in Italia

Sonnino dà prima indicazioni di strategia militare sulla conquista di Valona. Nella seconda parte della lettera, invece, si apre ad alcuni suggerimenti sulle misure finanziarie che Salandra, in qualità di presidente del Consiglio, potrebbe prendere per migliorare la circolazione monetaria in Italia: "Mi pare che Rubini avrebbe dovuto (e potrebbe ancora) profittare dell'occasione delle larghe venatorie concesse alle Banche pei conti correnti per abolire quei limiti (se ben ricordo di non più di 1/3 del tasso dello sconto) che furono dal Giolitti imposti agli interessi dei conti correnti degli Istituti di Commissione (per amore della Banca Commerciale, con appoggio di Luzzatti, legato alla Banca di Credito). Si potrebbe elevare quel limite alla metà dello sconto. Credo che sarebbe un provvedimento molto utile all'igiene della nostra circolazione anche in tempi normali".
destinatario Salandra Antonio
mittente Sonnino Sidney
nome citato Giolitti Giovanni
nome citato Rubini Giulio
nome citato Luzzatti Luigi


Nuova energia politica per Salandra

Pantaleoni si complimenta con Salandra per il successo del suo discorso, dovuto, a suo parere, dal fatto che risulta essere perfettamente corrispondente alla situazione politica. Pantaleoni invita Salandra a prendere un "contatto più intimo con le energie nuove", quale successore di Giolitti. Secondo Pantaleoni Salandra dovrebbe mostrarsi dotato di grande energia politica. In caso contrario, la situazione politica del Paese potrebbe deteriorarsi.
destinatario Salandra Antonio
mittente Pantaleoni Maffeo
nome citato Giolitti Giovanni


Interessante confronto Don Sturzo-Pantaleoni

Nella lettera Pantaleoni rende conto della sua conversazione con Don Luigi Sturzo sulla situazione politica dell'Italia nel 1920.La lettera si traduce, poi, in uno spazio di riflessione del Pantaleoni su questioni politiche ed economiche del suo tempo in un confronto interessantissimo con Don Luigi Sturzo: "Feci presente a D.Sturzo che la crisi del paese è cosi grave che molti patrioti sono disposti a transigere su molte cose pur di giovare adesso; che se i socialisti avessero ora un solo monco di Stato, sarebbero padroni del paese; che non lo sono, appunto perché non l'hanno e perciò si limitano a sabotarne le istituzioni e il funzionamento; che se il P.P. non usciva ora dal suo quietismo politico e non assumeva delle responsabilità dirette, il partito stesso si sarebbe sgretolato, perché non rispondente a una funzione". Pantaleoni racconta a Salandra che Don Sturzo era convinto che ormai il suo partito non poteva continuare nel suo astensionismo e che "la situazione economica era pure tale da richiedere una linea di condotta del P.P.". Tuttavia, Don Sturzo incontrava grandi difficoltà nella scelta del candidato cui offrire il governo della cosa pubblica. Chiedeva, pertanto, a Pantaleoni un giudizio su Bonomi e questi rispondeva che egli sarebbe stato in un ministero un notevole pegno per anticlericali, democratici, socialisti e riformisti, che aveva lealtà politica e un'apprezzabile competenza in questioni finanziarie. Importanti, secondo Pantaleoni, erano anche gli accordi politici coi cattolici e i liberali, finalizzati ad arrestare l'avanzata dei socialisti e di Nitti."Certo, elezioni comunali, sistema d'elezione, e elezioni generali, erano tra i punti da dibattere, ma erano pacifici altri, come la sicurezza pubblica, il rispetto della legge, il mutamento di politica economica e finanziaria". Quanto al timore di Don Sturzo sul possibile rientro di Giolitti "gli dissi che sapevo del dissidio tra Nitti e Giolitti per le questioni sorte a Torino tra industriali e socialisti. Nitti aveva dato ordine di mollare. Aggiunsi che sapevo pure che Giolitti si era pronunziato contro l'anarchia e il bolscevismo nella burocrazia; che queste erano cose che potevano renderlo simpatico a molti e, data la mancanza completa di carattere e di onestà degli italiani, poteva far scordare ogni sua precedente turpitudine. Dissi ancora che non mi meraviglierei affatto se, giungendo al potere Giolitti, risolvesse il problema internazionale con l'applicazione pura e semplice del Patto di Londra, e ciò in meno di 24 ore". I due si confrontano anche sulla questione del grano e del prezzo del pane. Sturzo si chiede se non sia il caso di aumentare la produzione in vista di un incremento del prezzo politico. Secondo Pantaleoni la questione non va isolata: la quantità di grano che il paese può produrre ha un limite nelle rotazioni agricole. Inoltre "gli impedimenti al commercio ci toglievano la possibilità di pagare grano estero e ogni altro prodotto estero".Don Sturzo era d'accordo con Pantaleoni e iniziò a citare molti casi di esportazione siciliana impedita e di prodotti siciliani andati a male per la politica commerciale del governo: "Se la Sicilia avesse una lira sua, questa starebbe alla pari con la spagnola." "(...)Vedendolo a cavallo su quel tema - continua a raccontare Pantaleoni - gli mostrai allora come potremmo anche sopportare un adeguato monopolio e regime socialista dei grani, se intanto fosse libera l'esportazione per i privati degli altri prodotti e libera l'esportazione della cartaccia nostra; che se un nuovo governo si assestasse su questa via, avrebbe l'appoggio non solo dei siciliani, ma di tutta l'Italia, all'infuori di quello delle cooperative socialiste, ora legate alla Confederazione Generale del Lavoro". Alla domanda di Don Sturzo "se andassero al governo gli uomini nostri in unione con altri, il sabotaggio socialista sarebbe da prevedersi in un primo periodo più violento che mai. Nevvero?" Pantaleoni risponde "Certo, ma di fronte a quanto si avrebbe l'appoggio di tutti coloro che sarebbero liberati dall'incubo e dai vincoli che potrebbero di nuovo lavorare". Inoltre, riprendendo la tesi che la questione del pane non va presa isolatamente, Pantaleoni chiede che sia ridata libertà d'emigrazione: "La domanda di mano d'opera all'estero è enorme e i nostri vogliono partire. Oh lo so, lo so bene...e giù una serie di casi di gente maltrattata e bistrattata dall'ufficio di emigrazione, dal De Michelis in particolare, che riduce manovali e contadini a schiavi della sua politica, politica di uomo del tutto irresponsabile, ma più potente di un ministro. Mi disse di gente che voleva andare in Brasile con ogni garanzia profferta loro, e impedita di partire; di gente che voleva andare agli Stati Uniti e doveva superare due muraglie delle quali una e la peggiore era la nostra". Pantaleoni scrive altre due lettere a Salandra nel 1920 di scarso rilievo. La prima è datata Roma, 2 luglio (C=1=29.44) e la seconda Fiume, 16 ottobre 1920 (C=1=29.80).
destinatario Salandra Antonio
mittente Pantaleoni Maffeo
nome citato Sturzo Luigi
nome citato Bonomi Ivanoe
nome citato De Michelis Giuseppe
nome citato Giolitti Giovanni
nome citato Nitti Francesco Saverio


Necessità di bloccare il "risorgere" politico di Francesco Saverio Nitti

Dopo aver parlato di alcune questioni relative alla nomina del nuovo titolare della cattedra di Filosofia presso l'Università di Roma, Pantaleoni si apre ad alcune considerazioni su personaggi politici del suo tempo. Scrive, infatti, di Francesco Saverio Nitti, che "si prepara a risorgere", di Giovanni Giolitti, che "cade su una o l'altra questioncella, per sorpresa, per mancanza di disciplina, per gambetto datagli dal Nitti, per sommossa del popolo". Secondo Pantaleoni è necessario liquidare Nitti, non farlo risorgere.
destinatario Salandra Antonio
mittente Pantaleoni Maffeo
nome citato Giolitti Giovanni
nome citato Nitti Francesco Saverio


Sul Conto Nitti

Pantaleoni informa Salandra di un presunto conto Nitti esistente presso il Banco Sconto, per "Commissioni" su cambi e partecipazioni che avrebbero fruttato allo stesso Nitti 40 milioni e mezzo. Nitti, all'epoca ministro, avrebbe fornito informazioni e concesso permessi d'importazioni ed esportazioni al Banco. Il Banco lo avrebbe ripagato in moneta. Se nel frattempo il conto fosse stato estinto, Pantaleoni è disposto anche ad indicare il nome dell'impiegato che gestiva il conto. Scrive, ancora, Pantaleoni a Salandra: "Ora, per Preziosi e me la posizione delle cose è questa: Si tratta di un caso di corruzione politica che è tra i maggiori della nostra storia e può rivaleggiare soltanto con quelli delle cooperative rosse e quello della Banca Romana. L'affare della Banca Romana liberò per qualche tempo - poco tempo, purtroppo - l'Italia dal Giolitti. L'affare delle cooperative liberò l'Italia da una gran parte dei balordi che infestano la Camera. (...) L'affare Nitti dovrà liberare l'Italia dai caporioni della Democrazia Sociale. Se i commissari faranno il loro dovere, Preziosi ed io non abbiamo nulla da fare. Se i commissari riterranno non trattarsi di caso che rientri nei loro compiti, Preziosi ed io andremo avanti da soli. Se finora la "Vita Italiana" non ha parlato del Conto Nitti è stato per non compromettere impiegati. Ma adesso o agiscono i commissari o corriamo il rischio che tutto sparisca, anche gli uomini, poichè i più di uomini hanno soltanto la voce!". Scopo della lettera è sondare l'eventuale disponibilità di Salandra a collaborare, contattando senatori che possano esigere l'esibilizione del conto.
destinatario Salandra Antonio
mittente Pantaleoni Maffeo
nome citato Preziosi Giacomo
nome citato Giolitti Giovanni
nome citato Nitti Francesco Saverio


Informazioni sulla Commerciale, sulla Ansaldo, sul giornalista Naldi e su Garroni, ambasciatore dell'Italia in Turchia

"E' attorno alla Banca Commerciale che stanno tuttora raggruppati saldamente in Italia gli interessi germanici: e questi solo dal ritorno del giolittismo possono sperare la loro salvezza. Unico gruppo finanziario autorevolmente opposto a quello della Commerciale è quello che fa capo alla ditta Ansaldo. In questi giorni si sta cercando di attirare pure questo nell'orbita della Banca Commerciale. Gira voce di una conferenza di Giolitti con il comm. Pio Perrone, dell'Ansaldo, incontro che non sembra esserci ancora stato, mentre si è svolto invece l'incontro tra Perrone e Fenoglio per tentare un accordo tra i due gruppi. Inoltre il Consorzio per l'impianto di una fabbrica di munizioni a Genova, sotto la presidenza della Camera di Commercio, sicuro presidio della Banca Commerciale, è in sostanza un abile tentativo per raggruppare su un terreno neutro sotto l'egida della commerciale, il gruppo Terni, col gruppo Ansaldo e le società di navigazione, la presidenza dell'Odero, la vicepresidenza al Perrone, ottimo mezzo di avvicinamento dei due elementi che si vogliono fondere. Tale sforzo della Commerciale nasce forse da un'esagerazione della campagna antitedesca in Italia svolta dai Perrone. Questa trae, invece, le sue forze da una ben più intima e profonda convinzione del danno che il nostro vassallaggio verso la Germania arreca alla nostra economia nazionale".
destinatario Salandra Antonio
nome citato Giolitti Giovanni
nome citato Perrone Pio
nome citato Naldi Filippo
nome citato Garroni Camillo
nome citato Fenoglio Filippo


Invio ritagli di giornale su varie questioni d'attualità politica

Boselli invia a Salandra tre ritagli di giornale: 1) Il primo è tratto dal quotidiano L'Informazione, diretto da Mario Mari, datato 14 agosto 1916. E' un articolo sul lavoro svoltosi in seno al Gabinetto Nazionale per le successioni e le combinazioni ministeriali. In particolare, è evidenziata la dichiarazione di un anonimo uomo politico: "L'onorevole Boselli è troppo rispettoso delle più corrette norme costituzionali. E parlare di preparazione di successioni in questo momento equivarrebbe a parlare d'infedeltà che non è lecito neppure immaginare". Nella seconda colonna dello stesso quotidiano figura un articolo intitolato "Gli accordi con l'Inghilterra", in cui si elargiscono informazioni sui patti di Pallanza e si precisa che gli stessi "mentre faciliteranno i traffici italo-inglesi, contribuiranno alla risoluzione di alcuni problemi economici e commerciali franco-italiani". Artefici dell'accordo saranno gli onorevoli Arlotta e De Nava. 2) il secondo ritaglio è tratto dal giornale quotidiano l'Avanti! del 13 agosto. L'articolo ritagliato è intitolato "L'apoteosi di Salandra" ed è un commento critico ad un articolo pubblicato sul Corriere della Sera. Salandra, esaltato dai conservatori milanesi, è fortemente contestato da l'Avanti! 3) Il terzo ritaglio di giornale è un articolo intitolato "Un discorso dell'on. Giolitti a Cuneo" ed è stato estrapolato dal quotidiano Il Verbo.
mittente Boselli Paolo
nome citato De Nava Giuseppe
nome citato Giolitti Giovanni
nome citato Mari Mario
nome citato Arlotta Enrico


Lettera

Nitti confida a Beneduce di non apprezzare per niente la politica di Salandra e Sonnino. Gli italiani, teme Nitti, "si abbandoneranno alla guerra civile, la sola che essi fanno sempre con entusiasmo". Nitti esorta inoltre Beneduce "e i suoi amici" a non esagerare nella campagna contro Giolitti.
destinatario Beneduce Alberto
mittente Nitti Francesco Saverio
nome citato Salandra Antonio
nome citato Sonnino Sidney
nome citato Giolitti Giovanni


Lettera

Beneduce critica la politica di Giolitti: ha dato giudizi sulla preparazione militare dell'Italia e sulla situazione internazionale "enormi". Beneduce vorrebbe incontrare Nitti prima che questi vada alla Camera.
destinatario Nitti Francesco Saverio
mittente Beneduce Alberto
nome citato Giolitti Giovanni


Lettera

Nitti si rimprovera di dover rimanere inattivo in una situazione politica così grave. Se avesse saputo ciò che stava per accadere, egli non avrebbe consigliato a Giolitti di dimettersi. Giolitti sarebbe stata infatti una grande forza per il Paese. Nitti pensa che l'INA potrebbe trarre nuova forza dalla possibilità di assicurazione per rischi di guerra.
destinatario Beneduce Alberto
mittente Nitti Francesco Saverio
nome citato Giolitti Giovanni


Lettera

Nitti scrive a Beneduce che sperava di fare dell'INA un colosso, ma invece si procede modestamente: bisogna forse aspettare tempi migliori e uomini meno modesti. Nitti ritiene che il ministero Salandra sia debole e impotente, ma ha dalla sua parte gli "spiriti conservatori". Egli non immagina come la situazione possa protrarsi a lungo e prevede che il Ministero cadrà presto. Nitti confida inoltre a Beneduce di non avere nessuna voglia di lavorare per Luzzatti, cui comunque preferisce Salandra.
destinatario Beneduce Alberto
mittente Nitti Francesco Saverio
nome citato Salandra Antonio
nome citato Giolitti Giovanni