Informazioni bibliografiche (clicca per espandere/comprimere):

Il documento è presente nel fascicolo: Note sul corso delle monete di G.[asparo] S.[caruffi] (1550-1573)

Il fascicolo contiene documentazione relativa al "...disegno, col quale, egli [Gasparo Scaruffi] diceva, si sarebbero accresciute le entrate di quel principe [duca Ottavio Farnese di Parma] di qualche migliaio di scudi, disegno ch'egli avrebbe rivelato, purché fosse con pubblico strumento promesso a lui ed a sui eredi pel termine di venticinque anni la quinta parte in rate trimestrali di tutto quello che si sarebbe cavato di più col mettere ad esecuzione il suo concetto...". La stessa proposta Scaruffi fece a Francesco Gonzaga conte di Novellara ("una scrittura di m. Gasparo Scaruffa cittadino Reggiano, pertinente al negotio ch'esso ha trattato col s. Duca mio di Mantua..."), nonché "...al Re di Spagna forse coll'intento che venisse messa in esecuzione nel Ducato di Milano: l'istanza fu probabilmente rivolta da lui al Governatore di questa città ed è diretta a Cremona..." (come si ricava da una carta di sua mano dello stesso argomento: "Coppia per Cremona").
Scheda: E02/00001/01/01/00001/000/000
Consistenza: 22 cc. nn.
Numero della busta: 139/42-14
Bibliografica: Balletti Andrea, Gasparo Scaruffi e la questione monetaria nel secolo XVI, Modena, 1882, p. 224
A cura di: Claudia Codeluppi, Manuela Mosca

Il documento si trova nella serie/sottoserie: Scritti di letteratura e di scienza

La sottoserie è costituita da scritti di letteratura e di scienza di vari membri della famiglia Scaruffi (tra cui Gasparo), per un arco cronologico dal XV al XVII secolo.

Il fondo è conservato presso: Archivio di Stato di Reggio Emilia

Nel 1887 venne istituito in Reggio Emilia un archivio generale provinciale, poi trasformato in Archivio di Stato con R.D. 29 marzo 1892. Esso raccoglie gli archivi di uffici ed enti pubblici esistiti e tuttora esistenti in Reggio e suo territorio. Il fondo più antico è costituito dall'Archivio storico comunale della città, che conserva in alcune serie anche scritture risalenti al periodo delle libertà comunali, benché una parte delle carte sia stata distrutta già in epoca medievale da un incendio (1228). Caratteristica principale dei fondi del comune reggiano è la notevole continuità: iniziano quasi tutti coi secoli XIII-XIV. I Capitoli riguardanti la politica estera risalgono all'882: il pezzo più pregiato è il "Liber Grossus antiquus" o "Liber pax Constantiae" (secolo XII-1352 con docc. in copia dal 962). L'ufficio che rappresentò in Reggio Emilia il potere signorile fu denominato Reggimento, con a capo generalmente un governatore. Le carte risalgono al 1372 (epoca della dominazione Viscontea) e continuano per il periodo della signoria estense fino al 1796, compresa la documentazione di effimere occupazioni da parte di altri Stati cui fu, di tempo in tempo, soggetto il territorio reggiano. L'attività degli organi giudiziari sia comunali, sia signorili, è ampiamente documentata: le carte sono raggruppate nei fondi Curie della città e Curie del ducato. Queste ultime erano magistrature che esercitavano la giurisdizione su località dei territorio circostante Reggio. Nel 1796 le truppe francesi occuparono il ducato di Modena; di conseguenza anche Reggio entrò a far parte degli Stati che nel nord dell'Italia si formarono sotto l'egida delle armate napoleoniche. In particolare Reggio Emilia fu sede dei congresso che istituì la Repubblica Cispadana (in tale occasione nacque il tricolore italiano, 7 gennaio 1797). Il suo territorio costituì il Dipartimento del Crostolo, che, salvo alcune modifiche territoriali, rimase tale fino al 1814. Il periodo napoleonico è largamente rappresentato da numerosi fondi, sia di uffici amministrativi (Prefettura del dipartimento del Crostolo, Viceprefettura di Guastalla, Direzione delle finanze nazionali), sia di uffici giudiziari (Tribunale civile di prima istanza, Tribunale d'appello, Corte di giustizia civile e criminale, Giudicature di pace). Nel 1814 Reggio tornò a far parte del ducato di Modena sotto Francesco IV d'Este. Vi furono istituiti gli organi rappresentanti il governo centrale, le cui carte si conservano nell'Archivio di Stato di Reggio Emilia: Governo della provincia poi Delegazione ministeriale dell'Interno, per la provincia di Reggio, Intendenza di finanza, Ufficio di buon governo poi Direzione provinciale di polizia, ed altri minori. Si conservano anche numerosi fondi giudiziari (Tribunale di giustizia poi Tribunale di prima istanza, Tribunale di appello, Giusdicenze delle località minori del Reggiano). Con l'Unità Reggio Emilia, divenuta capoluogo di provincia, fu sede di uffici dell'amministrazione periferica, di cui si conservano numerosi fondi: Prefettura, Sottoprefettura di Guastalla, Comitato provinciale di liberazione nazionale, Uffici di pubblica sicurezza di Reggio, Guastalla e Brescello, Intendenza di finanza. Sono presenti anche molte carte degli organi dei potere giudiziario. I fondi di provenienza non statale sono di notevole importanza. Ricordiamo gli archivi dei Comuni di Brescello (1503-1902), Carpineti (1807-1940), Castelnuovo di Sotto (1773-1875), Correggio (1444-1861), Guastalla (secoli XVI-XVIII) e Scandiano (1429-1893); il ricco notarile di Reggio Emilia e località della provincia, con atti a partire dal 1383; il Catasto del territorio reggíano detto "di seconda conservazione" (1784-1879) e i catasti di Montecchio Emilia e di Guastalla. Si ricordano inoltre il fondo Corporazioni di arti e mestieri, nelle cui serie si conservano gli statuti di quasi tutte le arti reggiane (quelli dell'arte della lana e dei panno risalgono al 1390), e le carte dei collegi professionali (quelle dei Collegio dei notai partono dal 1274). Degni di particolare nota sono gli archivi di opere pie, istituzioni assistenziali e ospedali di Reggio Emilia. Si citano solo i più antichi: Istituto SS. Pietro e Matteo e Opera pia Calcagni (1198-1960), Pia casa della carità (1209-1867), Ospedale di S. Maria nuova o degli infermi (1289-1913), Monte di pietà (1290-1898, con archivi privati aggregati per eredità). Dopo la soppressione delle corporazioni religiose avvenuta a partire dal 1783, parte dei loro fondi furono trasferiti a Modena nel cui Archivio di Stato sono custoditi. Nell'Archivio di Stato di Reggio si conservano pregevoli fondi di numerosi monasteri e confraternite: si ricordano gli archivi dei Monastero dei SS. Pietro e Prospero (806-1788 con docc. in copia dal 594) e dei Monastero di S. Tommaso (943-1783). Degno di menzione è anche l'Archivio dei cavamenti o d'acque in cui sono confluite carte di vari uffici e commissioni addetti alla regolazione delle acque dei Reggiano nel corso dei secoli. L'Archivio di Stato di Reggio conserva infine numerosi archivi di persone e di famiglie. Ricordiamo fra i più antichi l'archivio Cassoli Guastavillani (1063-secolo XIX) e l'archivio Cassoli ramo dei conti di Vezzano e Sedrio e dei conti di Rebecco (1287-1874)
Indirizzo: Corso Cairoli, 6
Cap: 42100
Luogo: Reggio Emilia
Regione: EMILIA ROMAGNA
Contatti: Tel. 0522-451328 Fax 0522-454610 e-mail asreggio@tin.it
Riferimenti per l'accesso: Orario: dal lunedì al sabato, ore 8.05-14.55 Condizioni di accesso e fruizione: Lo studioso, per essere ammesso alla consultazione dei documenti, è tenuto, ogni anno e ogni volta che intenda mutare lo scopo delle sue ricerche, a compilare domanda alla Direzione, esibendo un valido documento d'identità. La consultazione dei documenti per fini di studio è libera e gratuita.
Bibliografica: Itinerari Archivistici Italiani - Emilia Romagna, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, Roma Badini Gino (a cura di), L'archivio di stato di Reggio Emilia, Reggio Emilia, Bizzocchi, 1978.